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Tasso d’interesse protagonista: cosa tenere d’occhio?

tasso d'inflazione nel carrello della spesa

Il tasso di interessi ancora protagonista.

Soprattutto oggi, nel giorno della FED che sta preparando una nuova manovra per il contenimento dell’inflazione galoppante.

Sarà il più grande rialzo dei tassi degli ultimi 40 anni?

Intanto tutti i mercati finanziari, in attesa, sono deboli

Che cosa aspettarci, dunque, da questa ennesima settimana di quaresima?

Primo piano sul rialzo del tasso di interesse in USA

Attesa per oggi alle 20.30, la decisione della Federal Reserve Bank è l’appuntamento della settimana.

Con le borse oggi, che stanno già scontando un ormai certo rialzo minimo dello 0,75, aprendo in territorio negativo.

Ma il tema, all’attenzione di mercati e finanza, è un altro.

Sono molti gli esperti che paventano un possibile aumento di 100 punti base, per la prima volta dagli anni ’80 ad oggi.

Con la riunione della FOMC, sempre in data odierna, che confermerà il sostegno alla FED.

E chi si aspettava un allentamento delle misure, dovrà attendere ancora molto. D’altra parte gli annunci di Jerome Powell a Jackson Hole, e più recentemente in Wyoming, non lasciavano dubbi.

Lotta senza quartiere al tasso d’inflazione, con tutti i mezzi a disposizione, fino a riportare i valori in un range accettabile. Fissato nelle politiche al 2%, francamente molto lontano e difficilmente raggiungibile in breve.

Per approfondire: La FED non arretra: deflazione alle porte?

Gli ultimi dati hanno confermato che l’inflazione, in questo momento, è dura ad arrendersi.

Se ad agosto in USA è leggermente scesa, così come nel Regno Unito, stampando un 8,3%, è rimasta pur sempre superiore alle attese. Portando con se il dato preoccupante dell’inflation core, che esclude componenti volatili come il prezzo di energia ed alimenti, allo 0,6% ( contro lo 0,3% precedente)

Nonostante i prezzi delle materie prime energetiche (prezzo del petrolio WTI e Brent, gas, etc) siano in forte calo.

Tutto questo, inutile dire, suggerisce che il lavoro del Presidente Federal Reserve è tutt’altro che concluso.

Ed è lecito, dunque, che il mercato attenda rialzi dei tassi FED a livelli mai più visti negli ultimi 40 anni.

Il motivo del nervosismo sui mercati è da ricercarsi nel fatto che le probabilità di una risoluzione più morbida sia sempre più lontana e che lo spettro della recessione USA nei prossimi mesi, sia sempre meno improbabile.

Il tasso d’interesse in tutto il resto del mondo

E’ indubitabile che la politica economica FED per il contenimento del tasso di inflazione detti l’agenda degli altri paesi e indichi la rotta dei mercati.

A ridosso della riunione della Banca del Giappone e della Banca d’Inghilterra, non è peregrino immaginare cambi al rialzo dei tassi.

Nel dettaglio è, praticamente assodato che il Regno Unito procederà con un aumento di 50 punti base (dall’1,75% al 2,25%), mentre il Giappone potrebbe decidere di non intervenire, non avendo ancora il dato di Agosto, in uscita Martedì 27 Settembre.

E la BCE (Banca Centrale Europea)?

Situazione complicata in Europa, con il pericolo escalation del conflitto annunciato dal discorso odierno di Putin e le imminenti elezioni politiche italiane il 25 Settembre.

Motivo per cui è chiara l’intenzione ad essere determinati anche nei mesi di ottobre e successivi.

Di questo discuterà, probabilmente, la Presidente della BCE Christine Lagarde nel suo discorso, martedì prossimo.

A confermare quanto sopra, un dato: i rendimenti dei Bond ( titoli di stato tedeschi) decennali.

In costante aumento hanno toccato i massimi. Un segnale che potrebbe indicare, anticipatamente, un ulteriore rialzo dei tassi da parte della BCE.

Intanto anche la Banca di Svezia, a sorpresa, ha ritoccato il tasso di 100 punti percentuali, ben al di sopra delle aspettative.

Questo innescherebbe quella che i giornali finanziari hanno già ribattezzato “Sindrome di Stendhal” dei mercati finanziari.

Cioè un trend globale delle banche centrali al rialzo del tasso di interessi.

Ma fino a quando?

Difficile prevederlo. I dati impongono una navigazione a vista.

Ma una cosa è certa, l’altra faccia della medaglia è l’impatto sull’economia reale e, sebbene le parole di Jerome Powell siano state tutt’altro che tenere, è plausibile pensare che quando il controllo dei prezzi impatterà troppo, si assisterà ad un consistente allentamento. Gli esperti, infatti già prevedono un’importante flessione nel corso del 2023.

Ma è tutto da confermare e, ad oggi, prossimo, come già sottolineato, navigare a vista e restare sul terreno delle congetture.

Il fronte delle materie prime

Giornata particolare, oggi, anche per le materie prime che stanno scontando il discorso alla nazione di Putin, tenuto questa mattina ( anche se registrato).

Nervosismo che ha determinato un immediato rialzo dei prezzi.

Attualmente il gas è tornato sopra i 200 euro (212 euro in questo momento), in aumento del 9% rispetto alla giornata di ieri.

E anche il prezzo petrolio sta registrando rialzi consistenti, in controtendenza dopo 3 settimane di ribassi costanti. L’annunciato trend ribassista previsto dagli esperti a causa dell’aumento dei tassi, sembra dunque temporaneamente annullato dal cambio di marcia sul fronte militare.

Resta da capire se l’andamento verrà confermato, o meno, nei prossimi giorni. Soprattutto in vista delle decisioni dell’UE in materia di price cap previste per fine mese.

Che cosa tenere d’occhio questa settimana

Per avere un quadro d’insieme completo, oltre alle odierne decisioni FED sul tasso d’interesse e alle riunioni previste per domani della Banca d’Inghilterra e del Giappone, saranno dirimenti i dati

  • relativi alla vendita delle case in Usa ( oggi) che vanno a sommarsi a quelli di ieri sulla costruzione di nuove abitazioni
  • sull’inflazione in Germania ad Agosto
  • sulla fiducia dei consumatori nell’Eurozona a settembre
  • su PMI manifatturiero di Germania, Francia e UE
  • sulle nuove richieste di sussidi in USA

Da non dimenticare, infine, le imminenti elezioni politiche italiane le cui previsioni di una vittoria della destra a traino Meloni, avrebbe già impattato significativamente sulle banche d’affari. Grande attesa dunque, in questo scenario, per l’entità dell’eventuale distacco a suo favore, per ulteriori valutazioni.

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