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Mercati finanziari: che cosa preoccupa?

mercati finanziari

Settimana intensa per i mercati finanziari, sempre più preoccupati dopo i rialzi, peraltro annunciati, di FED Federal Reserve Bank) e Bank of England.

Ma a quanto pare non è solo questo ad affliggere.

Anche lo Yuan debole, le elezioni in Italia e lo spettro di una recessione globale sempre più vicina.

In tutto questo il dollaro corre e diventa sempre più forte, condannando i paesi fortemente importatori (come il nostro) a prezzi di acquisto sempre più alti.

Intanto Ursula Von der Leyen tuona e sono molti gli investitori a scommettere sul default italiano.

Vediamo nel dettaglio che cosa è accaduto in questa settimana difficile e che cosa aspettarci.

Mercati finanziari e banche centrali

Giovedì ( ieri) anche la Banca d’Inghilterra e il Giappone hanno reso note le loro politiche monetarie.

Dopo il rialzo della FED di 75 punti percentuali, anche Bank of England ha alzato i tassi dello 0,50%. Accodandosi a quella che i giornali finanziari ha già ribattezzato “Sindrome di Stendhal”.

Per approfondire: GB: Nuovo Primo Ministro e politica economica american style contro l’inflazione

Inutile dire che i mercati finanziari hanno reagito mostrando debolezza e timore per una recessione che sembra farsi sempre più concreta.

Si aspettano infatti che la FED tenga la barra di navigazione saldamente dritta e i tassi, nel corso del 2023, arrivino a toccare il 4,5%.

Nulla di nuovo.

D’altra parte Jerome Powell ( Presidente Federal Reserve Bank) non ha fatto segreto, anche lo scorso mercoledì sera, di voler mantenere questa politica aggressiva fino a riportare l’inflazione in range accettabili (2%). A costo di sacrificare l’economia reale.

A queste parole ha fatto eco Christine Lagarde ( Presidente BCE) affermando che la fine del rialzo dei tassi dipenderà interamente dall’andamento dell’inflazione.

FED e BCE sempre più vicine e ci si attende che l’Eurozona arrivi al 2,5% entro il secondo trimestre del 2023.

Anche la Banca di Svezia, a sorpresa, ha operato il sostanzioso rialzo di 1 punto percentuale, destabilizzando le attese.

Insomma un trend rialzista che sta colpendo tutte le banche centrali, per un periodo più lungo rispetto al previsto, e che non piace ai mercati finanziari.

Leggi anche: Tasso d’interesse protagonista: cosa tenere d’occhio?

E il Giappone?

Il caso della politica monetaria nipponica

Del Giappone noi di Tradingitalia abbiamo già parlato in passato.

Per approfondire: Giappone: il nuovo capitalismo di Kishida sostiene le crypto

All’attenzione, questa settimana, per essere l’ultima banca centrale a rendere note le sue politiche monetarie, giovedì ha condiviso le sue intenzioni.

Nessuna sorpresa, però.

Mentre il resto del mondo attua politiche restrittive a lungo termine,  il Giappone ha scelto di tenere i tassi a zero . 

Attuando una politica a dir poco fortemente espansionistica.

La decisione della Bank of Japan è stata accompagnata dal discorso del governatore, Haruhiko Kuroda, che ha sottolineato la ferma intenzione di non ritoccare per lungo tempo.

Caso unico di politica così fortemente espansiva, ha visto, immediatamente una reazione.

Lo Yen, infatti, in calo del 20% da inizio anno e più debole rispetto alla valuta cinese da 30 anni a questa parte, ha visto un immediato apprezzamento rispetto al dollaro USA ( +0,95%).

Un effetto che gli esperti dubitano possa avere effetti a lungo termine.

E la decisione in controtendenza, sempre secondo questa lettura, fornirà solo una tregua temporanea alla moneta nipponica.

Va comunque detto, a discarico, che il Paese ha subito un’inflazione più bassa rispetto a Cina e resto del mondo. E questo potrebbe sostenere decisioni in direzioni ancora espansionistiche.

Altra eccezione, in un mondo di restrizione, è la Turchia, che nonostante un livello di inflazione che ha ormai superato l’80%, sta continuando a tagliare i tassi per tentare di sostenere il valore della sua valuta.

Con prevedibili ripercussione sul benessere dei cittadini turchi, sempre più in difficoltà. Soprattutto per i ceti meno abbienti.

Mercati finanziari: Yuan ancora debole

La valuta cinese continua a restare debole rispetto al dollaro.

Un nodo caldo.

Caldissimo.

E che continua ad accendere i mercati globali, come segnale della guerra economica con gli Stati Uniti.

Fa strano, quindi, che non vi siano state particolari reazioni quando, nei giorni scorsi è sceso ai minimi, sotto la soglia dei 7$.

Attualmente sta tradando poco sopra, a 7,11.

Inutile dire che ciò va tenuto sotto stretto controllo. Dati e conseguenti reazioni potrebbero fornire informazioni preziose sull’andamento dei mercati finanziari.

Mercati finanziari e criptovalute

Dopo notizie francamente terroristiche secondo le quali le decisioni delle banche centrali avrebbero sferrato un colpo al prezzo di Bitcoin, Ethereum e Altcoin, il mercato criptovalutario sta, invece mostrando un’inaspettata e insolita resilienza.

Asset estremamente rischiosi per definizione, avrebbero dovuto risentire enormemente di quanto sta accadendo sui mercati finanziari.

In realtà non è esattamente così.

Cardano, giovedì ha reso operativo l’annunciato ( e più volte posticipato) aggiornamento Vasil, dal quale ci si attende un’accelerazione del prezzo.

Ethereum, dopo Merge, pur avendo subito un ribasso inatteso, non ha perso i minimi. Il che fa certo ben sperare. Attualmente sta scambiando a poco più di 1313$

E Bitcoin?

Dopo essere scesa sotto la soglia psicologica dei 20K, non sembra abbia intenzione di abbandonare il range e tornare all’attacco.

Attualmente sta tradado in zona 19K, con insolita resistenza.

Nonostante l‘apprezzamento del dollaro, storico nemico degli asset crypto, continui la sua corsa delineandosi sempre di più come bene rifugio in questo contesto.

Potrebbe essere, questa, l’occasione per Bitcoin di presentarsi come asset antiinflazionistico?

Forse.

Vale la pena comunque monitorare strettamente il suo andamento.

Intanto Bukele, attuale Presidente di El Salvador e bitcoiner convinto ( tanto da rendere il suo Paese il primo a dar corso legale a BTC), ha reso noto che si ricandiderà alle prossime elezioni. Nonostante il divieto esplicito della Costituzione salvadoregna.

E poi… le elezioni in Italia

Se fino ad oggi le imminenti elezioni italiane, dopo la caduta del governo Draghi, hanno impattato solo marginalmente sulle questioni finanziarie, nell’ultima settimana sembra che il mondo ci osservi molto da vicino.

La coalizione Meloni-Berlusconi-Lega, data per vincente, in questi ultimi giorni sembra al contrario preoccupare e non poco.

Senza entrare nel dettaglio ideologico e politico, non è questa la sede, va detto che la visione più nazionalistica , più o meno apertamente poco incline all’Unione Europea e intenzionata a sperimentare un’economia di stampo populista, sembra generare non pochi dissensi.

Bloomberg , nei giorni scorsi, ha dichiarato che questo potrebbe essere “ciò che vogliono gli italiani, ma non quello che vogliono i mercati finanziari”.

Sta di fatto che i BTP decennali italiani sono saliti oltre il 4% toccando i massimi da otto anni a questa parte.

Anche lo spread che aveva visto un’impennata a fine luglio ( era passato da 203 a 247), in occasione delle dimissioni rassegnate dal Presidente Draghi, sebbene sotto controllo, continua muoversi in un range comprese fra 220 e 230.

Dettagli, questi, che non sono passati inosservati all’Eurozona.

Tanto che, questa mattina, in risposta alle affermazioni conclusive del “trio”, Ursula Von der Leyen ha tuonato affermando senza mezzi termini

“Vedremo il risultato delle elezioni in Italia, ma se le cose andranno in una situazione difficile, come nel caso di Polonia e Ungheria, abbiamo gli strumenti. Qualsiasi governo democratico sia disposto a lavorare con noi, allora lavoreremo insieme”.

Ursula von der leyen – 23 settembre 2022

Come dire….

E le borse europee?

Intanto i mercati dell’Eurozona continuano a mostrare grande debolezza.

Il DAX ha toccato i minimi da 52 settimane e il FTSE MIB cede lo 0,75.

Insomma una lotta per rimanere in parità che si preannuncia piuttosto faticosa.

Nota positiva.

Il prezzo del Gas ha ripreso a scendere, dopo il rimbalzo seguito al discorso alla nazione di Putin, situandosi, in questa prima parte della giornata di oggi, ben al di sotto dei 200 euro MWh. Forse in risposta ai rumors che vorrebbero sempre più vicino il tanto atteso price cap.

Anche il prezzo del petrolio WTI e Brent continua a scendere, ma questa volta, come già detto, non è una notizia positiva. Infatti il deprezzamento delle materie prime, sottenderebbe il rallentamento dell’economia e il pericolo recessione.

Raccomandazioni conclusive

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